Paquio Proculo e sua moglie: pezzenti sagliuti del 20 d.c. circa

Ritratto di Paquio Proculo e sua moglie. Affresco, Museo Archeologico, Napoli20, 30 d.c. Pompei.

– Amo’
– Che c’è ?
– Ci ho pensato tanto e sono arrivata a questa conclusione: dovremmo farci un ritratto.
– Un che?
– Un ritratto.
– E che è ?
– Uff, non sai mai niente. Un ritratto è un disegno.
– Eh, ma un disegno di cosa?
– Di me e te.
– Di me e te?
– Mammamì, e che palle, devo spiegarti proprio tutto? Un ritratto di me e te, sì.
– In che senso?
– Allora. I ritratti li fanno i ricchi, no? A noi serve per dimostrare a tutti che adesso abbiamo più soldi, che siamo meglio di altri. E capito mo?
– Ma di altri chi?
– Ma come chi? I poveri, i parvenue, la plebaglia, ‘e pezzente.
– Ma perché dobbiamo fare questa cosa? Che ce ne dobbiamo fare. Io non ci capisco niente di pittura e nemmeno tu. Dai, noi siamo gente umile, io faccio il panettiere, papà era un sannita venuto come schiavo a Roma e, sì, sarà pure riuscito ad affrancarsi, ma resta che siamo pur sempre gente umile. I vicini lo sanno che viviamo del pane. Sarebbe comunque una palla bella e buona. Ci facciamo fessi da soli. 
– Ma dai, a parte che noi avremmo un ritratto e loro no, quindi, in ogni caso, un pucurillo meglio lo saremmo, perciò dobbiamo atteggiarci, ammore mio, lo devono sapere tutti quanti che io e te teniamo i soldi. L’arte ti fa bello, ti fa nobile, ti eleva, pure se non ci capisci niente. E poi noi non lo facciamo mica solo per noi. Noi lo facciamo per i nostri figli, per chi verrà dopo di noi. Noi lo facciamo per la storia.
– In che senso per la storia?
– In che senso, in che senso, e che marina, sai dire solo in che senso?
– 
E ja ciuciù, scusa, spiega ja, lo sai, io so’ panettiere, so’ umile, so’ uomo onesto, non le capisco certe cose. Non litighiamo, amantium irae amoris integratio est. Lo sai, tu sei più brava di me in queste cose. 
– Allora, immagina: fra secoli, quando questo quadro verrà ritrovato dagli uomini del futuro, diranno che Paulo Proculo e sua moglie erano due persone benestanti, gente potente, blasonate. Non potranno pensare ad altro. Chi può permettersi di farsi fare un ritratto in quest’epoca se non i ricchi? Diventeremo famosi come i re, come gli imperatori, come gli dei. Come dicono i latini? Ars longa, vita brevis. E poi, se non fai come dico io, non te la do più fino alla prossima eruzione del Vesuvio. 
– Mmm, va be’, ja, va bene, Per te questo d’altro ciuciù, e poi, come diceva la zia di Latina: fama crescit eundo. Cosa dobbiamo fare?
– Ah, ti amo vita mia. Grazie grazie. Allora, è semplice, chiamiamo il miglior artista in circolazione, ci mettiamo in posa e lui ci ritrae. Dobbiamo vestirci nel miglior modo possibile, dobbiamo ostentare la nostra ricchezza, è chiaro, in modo capiscano che siamo gente nobile, d’alto rango. 
– Tipo?
– Io mi faccio bella, mi aggiusto i capelli, così come vuole la moda delle grandi matrone romane, mi metto un paio di orecchini dorati, e tra le mani una tavoletta cerata e lo stilo, così, per sembrare acculturata
– U, ed io?
– E tu ti metti con una bella toga da cittadino romano addosso, e con un bel papiro in mano sai come sei bello ammore mio? Sembrerai un uomo di lettere, un poeta, uno scrittore. Dobbiamo sembrare colti, ricchi, altolocati, intellettuali, ammore mio. E poi, immagina che bella figura ci farai con i clienti. Pensa che successo per il pistrinum. Domani, a via dell’Abbondanza tutti diranno che Paulo Proculo e sua moglie sono i più raffinati cittadini di tutta Pompei. Per la storia, il futuro è tutto nostro ammore mio, non sapranno nemmeno che tu sei figlio di schiavo, che fai un lavoro umile e che io ho preso in affitto il vestito. Corrompiamo la memoria, modifichiamo la storia, resteremo immortali e come vogliamo noi. E poi, per qualsiasi cosa, come di dice? Ai post l’ardua sentenza.
– Post?
– Sì, Post.
– Non si diceva posteri?
– No no, era post, ne sono sicura.
– Va be’, ad ogni modo, dai da, già non vedo l’ora. Mi hai fatto arrecreare co’ sto discorso, ciuciù. E poi, come diceva mamma’ nihil ausus nihil permanere etnon vitae, sed scholae discimus.​.


14 febbraio 2016
audioguida: 

“L’affresco ritrae una coppia di borghesi pompeiani, quasi certamente marito e moglie. Comunemente indicati come Paquio Proculo e sua moglie, possedevano un  pistrinum sulla via dell’Abbondanza. Il marito si presenta abbigliato con la toga, qualificandosi in tal modo come cittadino romano. Si ritiene che i caratteri somatici dei due personaggi tradiscano le origini sannitiche, spiegando, perciò, il ritratto come desiderio di ostentazione dello stato sociale raggiunto”.


P.s. anacronismi e forzature – sarebbe ovvio ma è meglio specificarlo – sono state volute ai fini del funzionamento della storiella.

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