Napoli mon amour, «tutto quello che c’era stato e quello che sarebbe potuto essere».

«Dicono che i napoletani parlino al passato remoto, ma è un’idea sbagliata», le dissi. Eravamo seduti su una panchina ed io indossavo una camicia grigia e lei una gonna che le terminava appena sopra le ginocchia. «Secondo me è più che vedono il futuro, il presente e il passato come un’unica striscia dritta, come se esistessero tutti nello stesso istante e quindi sapessero che niente potrà mai cambiare».

Alessio Forgione – Napoli mon amour

Menomale che i libri non invecchiano. Non sempre almeno. Napoli mon Amour, edito NNE, è uscito lo scorso settembre, quando ancora si poteva pensare di andare al mare e il caldo ti era amico, sulla scuzzetta, tra nuca e collo. Lo recupero adesso e adesso provo a parlarvene.

Alessio Forgione, trentunenne napoletano, ha scritto un libro intenso e opaco, come quei soli gialli, nascosti dietro una piccola patina di afa semitrasparente. Napoli, nostro amore, immobile e claustrofobica, si fa metafora di un’indolenza genetica e generazionale che vede nel narratore-protagonista, Amoresano, nome omen sadicamente rovesciato, la sua incarnazione.

Ex marinaio, laureato, con qualche spiccio conservato ma dilapidato di pagina in pagina, nel vano tentativo di stordirsi con l’alcol, il protagonista è incastrato tra il sogno di partire e la rottura di dover pure provare a fare qualcosa nel frattempo. Tra rimorsi, sensi di colpa e la sensazione di essere costantemente fuori luogo, trova qualche bugiarda consolazione nella scrittura, nelle serie TV, nelle serate passate con l’amico Russo, nelle giocate di Insigne e del Napoli sarrista.

Questioni di autostima e possibilità, forse. In bilico tra un eccessiva sicurezza e un’inquietante paura di precipitare, il romanzo scorre velocemente. Ogni volta che va a capo il registratore di cassa suona, i risparmi di Amoresano si riducono così come i tentativi di provare a tenere da parte, tra tirchierie e slanci di prodigo scialacquamento, una piccola somma per andarsene a Londra.

Questione di stima, dicevo, e la parola si fa polisemica. Quanto costa cambiare la propria vita?

Nina, la ragazza di cui si innamora, laureanda in filosofia e aspirante cineasta, sembra mettergli in muto il dolore e l’irrequietezza che a lungo lo avevano tormentato. Con lei il tempo scorre felice – felicità si porta dietro felicità – trova il coraggio di andare a trovare il suo mito letterario, Raffaele La Capria a Roma, per lasciargli alcuni suoi racconti. L’autore di Ferito a morte apprezza, lo consiglia, se lo coccola.

«Con la coda dell’occhio lo vidi sfilare, lento e poi più veloce e non capii cosa, esattamente cosa, ma a bordo di quel treno lasciammo molte cose, tutto, probabilmente tutto quello che c’era stato e quello che sarebbe potuto essere. E tutte queste cose filarono spedite, assieme al treno, integre e tristi, ammucchiate e senza nome, irriconoscibili perché l’una sull’altra, singole componenti di un solo bagaglio. Ci accorgemmo subito di averle perse, ma solo in un secondo momento, una settimana dopo, un mese dopo, ovvero quando sentimmo il bisogno di servircene ancora e ancora, du possibile dare un nome e un viso a tutto quello che avevamo perso. Ma il tempo era passato, così come il treno, ci era passato vicino per andare lontano. E non ritrovammo più niente».

Alessio Forgione – Napoli mon amour

Sembra un buon periodo per il protagonista, eppure i treni passano e qualche volta così velocemente che certi paesaggi non si riescono ad apprezzarli per quello che sono, punti di sutura tra una trama e l’altra del disegno.

Le parole di Forgione tagliano fin dentro. Senti il passo di Celine, la desolazione di Hemingway, l’indolenza di Camus. Ti lascia camminare al suo fianco e, senza che nemmeno te ne accorgi, te la trasmette tutta la sua malattia, che è come «sabbia, marcia e nera, piena di catrame». Avere trent’anni a Napoli, senza una sistemazione, appigliati a qualche vago desiderio, circondati dal suo delirio, è una bestemmia, un’onda alta quanto un grattacielo. Narra, sa farlo bene Forgione, e non se ne frega di lasciarti una storia dalla quale poter imparare qualcosa. Il lettore svanisce tra le pagine, sprofonda nel suo mare blu, mentre il Vesuvio ancora osserva la solita Commedia.

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