La “fiction” Matteo Salvini

Una delle funzioni basilari delle narrazioni popolari è rispondere al bisogno di personaggi semplici sui quali proiettare ideali e speranze. Qualcuno capace di incarnare ciò che vorremmo essere, riempendo vuoti e risolvendo conflitti. La capacità di Salvini è, non solo quella di mostrarsi come l’uomo “comune”, che si fa i selfie mentre addenta un panino, che ha problemi alla macchinetta dei pupazzi, che guarda il Grande Fratello e “insegna” come ci si può divertire senza le “pesantezze” intellettuali, che, non è razzista, ma pensa al bene della propria famiglia, che è cattolico, ma pure un cattolico può avere i suoi lati oscuri, che si mostra con i suoi difetti, senza prendersi sul serio, ma soprattutto quella di offrirsi come un melodramma raccontabile da ogni tipo di orientamento.

Gode di enorme popolarità e presta il fianco a ogni tipo di polemica. Ci sguazza perché è così che funzionano alcune grandi narrazioni:

il vero fascino dei melodrammi consiste appunto nel momento del trionfo della malvagità

Peter Brooks, L’immaginazione melodrammatica

Di fatto, anche questo post, ingolfa la già folta letteratura sul personaggio Salvini.

Sono consapevole che trattare un uomo in carne ed ossa come fosse un personaggio di un racconto seriale possa far storcere il naso di chi, a buon motivo, farà notare la sua consistenza organica e tuttavia mi pare necessario ribadirne i meccanismi comunicativi, comparandoli con quelli del racconto seriale che

quel che conta davvero è l’identificazione, il riconoscimento dei segni in conflitto tra loro, e questo vale anche nei casi in cui il Male non può essere superato e la Virtù soccombe

Peter Brooks, L’immaginazione melodrammatica

C’è chi è disposto a seguirne i profili social solo per poter commentare o semplicemente per sapere “cos’ha scritto anche oggi”, come se, ogni post fosse l’uscita di un nuovo episodio di una lunga stagione da criticare col vicino di bacheca.
Da un lato si fa vicino, permettendo l’interazione, la bagarre, la polemica, l’idolatria, e dall’altro sospende momentaneamente il rapporto con la realtà, offrendosi come fosse un personaggio di fantasia, ancora da odiare o amare.
Sarà pretestuoso ma, in un certo senso, la narrazione, questo tipo di narrazione, almeno, funziona soprattutto se sa costruirsi una fan base che farebbe impazzire la rete, in caso di fine stagione.
E se Salvini è ciò che vorrebbe essere gran parte del suo elettorato, bisognerebbe indagare sulle condizioni in cui riversa lo spettatore e capire quanto sia di nuovo disposto ad accettare questo porsi sempre oltre i limiti di ogni banalizzazione del male.
In realtà, nulla che non sia già noto, nulla che non sia già riuscito ai dittatori dello scorso secolo con la radio e a Berlusconi con la televisione:

gli archetipi narrativi sono quelli che troviamo alla base di storie in grado di raggiungere larga popolarità in epoche e società diverse.

Cawelti, Adventure, mystery and romance
N.B. Quanto pretenziosamente scritto è nato da uno spunto offertomi da "La Fiction Italiana" di Milly Buonanno e, in particolar modo, dal capitolo dedicato a La Piovra.

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