La festa di Aulin

La ciclicità della vita è un fatto che – se stai lì a pensarci troppo – può fotterti proprio il cervello.
Immagina di svegliarti tutti i giorni alle 6 del mattino; prendere alle 8 una metro che fa sempre ritardo; accatastarti in mezzo agli altri, che non puoi permetterti di aspettare quella successiva; schiacciato come esseri umani schiacciati dentro vagoni trainati da metro in ritardo; correre e arrivare tutto sudato, esaurito e già stanco, a lavoro, dove tutti ti sorridono per convenienza ma, se potessero, ti tradirebbero condannandoti a una vita di stenti fatta di sveglie alle 6 del mattino, metropolitane intasate e in ritardo, che ti sputano a lavoro tutto sudato e già stanco, dove tutti ti sorridono per convenienza ma, se potessero, ….
Inimmaginabile, vero?

Pure Kundera ha provato a darci un suo punto di vista, cercando di rivisitare il concetto dell’eterno ritorno di Nietzsche.
Non è possibile – o almeno farebbe impazzire tutti quanti un’idea simile – concepire un’esistenza, in cui ogni singolo evento viene privato della sua importanza solo perché, in più punti lontani tra loro nello spazio e nel tempo, questo si ripeterà di nuovo.
In un ipotetico ritorno degli stessi accadimenti, l’uomo darebbe eterna dimostrazione della sua idiozia, e cioè che non è in grado di imparare mai la lezione.

Non è ammissibile, sarebbe insostenibile: nell’eternità, un evento è tale solo se succede una sola e irripetibile volta; e nello spazio smisurato dell’eternità, di questo Hinc et nunc, non fregherà un cazzo a nessuno: all’uomo bi-millenario cosa potrà mai importare di un’altra Rivoluzione Francese o di un altro Matteo Salvini? Nulla.
Così come non gli fregherebbe, in realtà, di una sola Rivoluzione o di un solo Matteo.

Eppure, come la metti e come la togli, è incredibile come – nonostante tutto – delle cose decidano di ripetersi di continuo, ogni volta, sempre, in un loop assai poco gentile che non decelera nemmeno per andare a fare una pisciata.
Anzi, ci va pure, ma con la mano sinistra sta concentrato a pubblicare un post su facebook, tramite un personale smartphone Huawei modello ∞.

Anche quest’anno, come tutti gli anni, pare si sia confermata la ciclica usanza di criticare Halloween e chi decide di truccarsi per passare una serata diversa, senza dover essere scambiato per forza per un trans di piazza Garibaldi.

Ora, non voglio mettermi a tessere opinioni apologetiche a difesa di Halloween; fondamentalmente, masturbarsi è una pratica ancora più interessante della suddetta, tuttavia mi sollazzava l’idea di esporre le mie comunque insignificanti opinioni in risposta a soprattutto due tipologie di anti-halloweeniani:

a) i religiosi: è la festa del demonio, noi amiamo Gesù.
Partendo dal presupposto che io ho una fede tutta mia che mal coincide con i dogmi delle religioni tutte, ma voi davvero siete convinti che Dio si offenda se vi vestite da troie col costume da zombie ( le famose zombie perete) o vi mettiate dei denti finti per somigliare a Dracula, e non abbia altri cazzi per la testa, tipo la pace del mondo e altre domande esistenziali di questo tipo, oppure trovare una scusa cristiana per far fuori gente come Salvini e, soprattutto, chiedersi di che mi sono fatto mentre li creavo
Ad ogni modo, non c’è nessun richiamo al demonio, ma solo interpretazioni ad minchiam. Lo sappiamo tutti che Halloween ha sì origini pagane, ma tanto quante ne ha il cattolicesimo.
Halloween significa letteralmente “La notte prima di Ognissanti” e non ha niente a che fare col culto di Satana. Il 31 Ottobre – nella cultura celtica (Samhain) – è semplicemente l’ultimo giorno d’estate, dopo il quale subentra il periodo del freddo e delle tenebre: l’inverno. Qui nasce il culto dell’oscuro, dei morti e blàblàblà, culto che, tra le altre cose, il popolo napoletano conosce bene. ( Le rape, poi diventate zucche, trasformate in lanternine, servivano come simbolo in memoria delle anime bloccate nel Purgatorio: vi ricorda qualcosa? ).
Ci si traveste per scherzo, per restare attaccati all’infanzia e soprattutto per quel senso, anche questo molto più napoletano di qualsiasi altra cultura, di scherno verso la morte.
Per quanto riguarda la pratica del trick or treatdolcetto o scherzetto,  questa risale al Medioevo: di porta in porta, nel giorno di Ognissanti, la gente povera elemosinava cibo in cambio di una preghiera da dedicare ai morti nel giorno del 2 Novembre. 
D’altronde, negli anni, la festa ha perso molti legami ‘esoterici’ e/o religiosi, trasformandosi nella solita solfa a carattere consumistico: addobbi, cappellini, canzoncine, dolci.
Guarda un po’ tu, come il cristianissimo Natale!

b) non è una festa nostra. È una festa ‘mmericana.

Disse il popolo più culturalmente asettico del mondo.
A parte il fatto che nel 2019 la mescolanza di costumi e tradizioni dovrebbe essere un fatto assodato da tempo, ma vi siete guardati un po’ intorno?
Kebbabari ovunque, Pub irlandesi come se non ci fosse un domani, Ristoranti Cinesi, Giapponesi, Indiani a manetta. Michele a Los Angeles!

E poi, come vi ho detto, Halloween non è un culto ‘mmericano: di origina celtica, è passato tra le mani dei romani che l’hanno fatto proprio, facendone quel che cazzo pareva loro; poi, in seguito, è arrivato negli States con i padri pellegrini. 
Qui, soprattutto dall’Ottocento in avanti, ha progressivamente perso i significati originari, diventando una vera e propria festa di costume. 
Ritornato nel vecchio continente, con la radio, la televisione e blàblà, la Seconda Guerra Mondiale e boom boom boom, si è diffuso incredibilmente come la pizza, Il blu dipinto di blu e la mano de dios.

Ma poi, voglio dire io, vi vestite con magliette made in Taiwan; commentate le vostre insindacabili e illuminanti considerazioni esistenziali tramite dispositivi made in Korea; allo stadio esultate ai gol di uno slovacco, polacco, belga, senegalese, per uno sport nato in Inghilterra; guidate automobili tedesche; sulla pizza ci mettete würstel e patatine; a Piazza Bellini vi scendete che è una bellezza litri e litri di birra tedesca, irlandese, inglese, danese, ad ogni modo, nata in Mesopotamia; per dolce il babà; prima di dormire un bidet.

Quindi, pensateci bene prima di dire che Halloween non è parte della tradizione.
Cancellandola dal vostro calendario delle feste, pensate a tutte quelle volte in cui potreste non sentire più vostra nonna chiamarla “la festa di Aulin”, o altri suoi derivati.
Pensateci bene.

Buon Halloween.

n.b. post riciclato dal vecchio blog del 30/10/2015

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