Port’Alba, il disco di esordio di Achille Campanile.

Registrato negli studi di illimitarte, con la collaborazione di Raffaele Cardone, Port’Alba dimostra come sia possibile ancora fare letteratura con la musica.

Chi ama i libri e la musica e l’arte in generale conosce il fremito cardiorespiratorio che coglie chi si trova a passare per Port’Alba.

Che abbia o meno 5 euro nel portafoglio, l’entusiasmo di digitare, e cioè sporcare lembi, copertine e cellofan con le proprie dita, lo coglie giusto nell’imbarazzo della bramosia più ardita.

L’opera d’esordio di Achille Campanile, sui nervi, ma meglio ancora, alle tempie, fa questo tipo di carezze sconce, scopre «la polverosa biblioteca <che> ospita il sapere» e dimostra come sia possibile ancora fare letteratura con la musica.

E soprattutto quanto leggere, leggere bene, possa giovare al talento e alle idee.

Dalla “riscrittura” di Ipazia, che ci diventa visibile, riconoscibile e finalmente sonora ad “Amai” di Saba, dove il dolore diventa riscrittura di segni dimenticabili tra le pieghe di origami da scartare, in “Nuove Stanze”.

Conoscenza, riconoscenza e ricordo, temi che in Port’Alba arrivano fino alla «sorgente» della lotta, del cadere e del rialzare che, non solo trovano personificazione in “Piazza Fontanta” e “L’Ubriaco Errante” ma in particolar modo nel contraltare gamico di quest’ultumo, “Partenope”, sirena che, prima di lasciarsi andare alla delusione, ebbe il tempo di fondare una Nuova Città.

Gli arrangiamenti di Raffaele Cardone mettono la giusta celata alle parole, alla musica e alla voce di Campanile che, per la grafica, si è affidato al talento di Elisabetta Biondi.

Un disco che si lascia – fuor di metafora – sfogliare, motivo per cui, oltre a poterlo acquistare e ascoltare in streaming su tutte le piattaforme digitale, se ne consiglia il godimento analogico: sul sito https://www.achillecampanile.it/ è possibile ordinarlo.

Una raccomandazione che va oltre l’allarme sempre più concreto di una tradizione e di una cultura umana e umanistica che, a lasciarla nell’etere, rischia di perdere consistenza, se non memoria:

Il talento degli artisti – in particolar modo – indipendenti si sostiene, sempre e comunque, attraverso l’acquisto del disco fisico.

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