Aggiungi un lockdown a tavola e c’è un delirio in più.

Buongiorno,


ho la home di facebook piena dei video di ieri e delle immagini di manifestanti distanziati a Tel Aviv che si sarebbe dovuta prendere come esempio.


«Manifestare sì, ma non con questi atti di violenza».


«Hanno rovinato e distrutto quello che volevano fare i commercianti».

«Sicuramente c’erano i camorristi e quelli di forza nuova».

«Ora verrà in secondo piano la manifestazione, e ci chiuderanno ancora più dentro».


«È disagio sociale: da qualsiasi frangia politica venga, è disagio sociale».

«e quando chiudevano gli ospedali, e quando non c’era più le corse dei trasporti, perché non?»


Ecc ecc.


Ora, chi conosce realmente un po’ la città in cui vive, ha visto certe cose e mette via la spocchia della sua stessa morale – che, per carità, fa il suo sacrosanto lavorio nell’opinione che coltiva, è normale – saprebbe, capirebbe, vedrebbe in quello che è successo ieri un evento ingarbugliato, sì, di difficile analisi, certo, dalla facile moralizzazione, anche, ma prevedibile.


Il popolo – questo ammasso di individui X che ogni tanto facciamo muovere tra la lingua e il palato come se fosse una parola unica, senza sillabe e che ci fa fremere le viscere – non è fatto solo di brave persone, né solo di cantanti, giocolieri, avvocati, medici, insegnanti e dottori.


Trovi di tutto, come in un negozio cinese o certi scaffali della Lidl. A fianco all’assorbente, trovi il prosciutto spagnolo, lo shampoo e la mussaka.

Non siamo solo noi che prendiamo la chitarra e facciamo i bucchinarielli suonando a tempo di We will rock you. Sta pur la gente di sfaccimma e a questi bisognava pensare prima di arrivare a tirare la corda.


E quando il governatore chiede cento militari, li chiede per questo. Non certo per dirci di mettere la mascherina.


Che ci fosse un disagio, un’aria pesante, lo si sapeva da giorni e il linguaggio autoritario, provocatorio, camorristico del nostro mister 70percento non ha fatto altro che esacerbare una situazione già ai limiti.

E allora o è ingenuo o De Luca ha solo dato il là a un qualcosa voluto. Perché?
Lo scopriremo solo vivendo.


Ma comunque non può essere tutto qui.


Perché, se da un lato qualche coglione pezzo di merda ha approfittato per fare ‘o burdello, dall’altro quando si pensa alla rivolta – perché questa è stata, non una manifestazione contro il cyberbullismo con i palloncini di paperino: molti la minacciavano da giorni – questo è: rivoltare, cioè volgere all’indietro, distruggere, forse ricostruire, non lo so, ma non è un passo di danza a due.

Che Napoli le conosce le manifestazioni fatte finora: grida, “no alla terra dei fuochi”, “vogliamo il posto” ecc, ecc. Le sa fare le lotte in questo modo e sa pure come perderle tutte.


Quello che voglio dire, io che lavoro di parole, chitarra e riflessioni, è che era tutto previsto e già a marzo si temevano possibili ribellioni qui dove il sole sbianca i palazzi e il mare porta a riva tutta la monnezza.

Insomma, non voglio giustificare la violenza di ieri, ma sorprendersi che la bomba sia esplosa, mentre un ticchettio sfruculiava le orecchie da mesi è come se Capitan Uncino, già senza una mano, non comandi ogni volta un fuja fuja generale, quando sente arrivare il coccodrillo.

La sapete la differenza tra suspence e sorpresa nei film secondo Alfred Hitchcock?

La sorpresa è quando, mentre i due protagonisti stanno a tavola a mangiare, esplode improvvisamente una bomba. Così, all’improvviso.

La suspence invece è quando tu sai che c’è la bomba sotto al tavolo. Lo sai che potrebbe esplodere da un momento all’altro. E allora, due cose potrebbero accadere: o arriva il capomastro che viene e salva tutti oppure finisce il countdown, salta in aria il tavolo e fine.

In entrambi i casi,, guardarsi intorno, chiedersi cosa sia successo, scuotere le spalle e dire ua, non doveva andare così, significa che tenevate la testa sul vostro telefonino e vi siete distratti dal film.

A Napoli, ma in generale in Italia, ma di più a Napoli, dove c’è il 31% di disoccupazione, il 40% di lavoro a nero (che non significa solo il commerciante che non fattura, ma pure ‘o guagliunciello del bar che però non è più guaglinciello ma tiene 30 anni due figli e una moglie) e una forte struttura parastatale che sostiene l’economia locale, analizzare quello che è successo ieri, come si analizzano i film di Lars Von Trier, con la puzza sotto al naso, perché quello è reazionario e fascista, significa avere la mangiatoia bassa e comunque aver perso gusto, olfatto e pure vista e udito.

in fede.

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