Bannare o non bannare questo è il problema?

Se io metto una protuberanza fallica o un capezzolo qui sopra oppure scrivo qualche malaparola, l’algoritmo di questo o quell’altro social tenderà a limitare la diffusione del mio post (non te lo farà nemmeno sponsorizzare perché viola certi parametri).

Possiamo qui discutere sulle regole eccessivamente restrittive di un social che resta comunque privato e che quindi le fa come vuole fare.

E possiamo anche discutere sul fatto che lascia che siano gli utenti a segnalare un post o un profilo.

Se l’utenza è bigotta, non comprende o semplicemente ha in antipatia l’altro potrebbe indurre Facebook a intervenire.

Il limite dell’algoritmo è certamente che non fa grosse distinzioni tra prodotto creativo, che deve godere di maggiori se non di una totale indipendenza per spirito di libertà d’espressione, e diffusione di materiale pedopornografico.
In teoria.

Però, insomma, possiamo discutere su quello che è censura e quello che non è.

E possiamo discutere anche sulla possibilità di restringere la diffusione a determinati pubblici.
Se certi film portano il bollino rosso giallo o verde – in base al fatto se siano vietati ai minori di x anni, se richiedano la presenza di un genitore capace di dire al pargoletto “è un film, non è la verità, oppure sì è la verità, impara a papà, il mondo fuori può fare schifo proprio così – anche qua sopra non tutto è per tutti.

Ma qui, e non come presa di posizione irremovibile, ma anche sì, chi polemizza, per esempio, su Céline, Pound o Polanski e vorrebbe depennare le loro opere per motivi morali e/o perché non sono umani, per così dire, eccellenti, dicevo, qui troverà uno pronto a difenderli.

Non come cittadini, ché se hanno attraversato col rosso mentre sventravano vecchiette certo non è che mi viene facile nemmeno a comprarmi le loro opere, ma come creativi sì.

E però, definire cancel culture o censura dei conservatori la sospensione dell’account di Trump che non si limita a esprimere opinioni divergenti o dissacranti, ma istiga odio e violenza al punto da spronare l’occupazione del Campidoglio, pure è un eccesso.

È un’affermazione da chi non comprende realmente la potenza del social e il fatto che le puttanate che scriviamo qua sopra hanno una diretta conseguenza nella vita di tutti i giorni e viceversa.

È come se Trump avesse un carro armato a disposizione.

Ricordo ancora quando Schiavone, il professore di storia, al liceo, ci raccontò dell’invasione della Polonia. Mentre Hitler teneva i carri armati, quelli provarono a difendersi con la cavalleria.

Come se provassi a difendermi da una cacata di piccione con lo scolapasta.

E io pensavo, ma com’è che l’Europa dorme proprio? Ma perché diamine nessuno interviene?

Se Trump, con i post, riesce ad aizzare una folla pronta a invadere il Campidoglio, non è che tu sotto al post, a uno che non accetta l’opinione avversa con tanta simpatia, gli scrivi “cattivone, toh toh sul culetto, non si fa”.

A confronto, la cavalleria polacca avrebbe tenuto almeno spade, archibugi e forse qualche fionda tipo Bart Simpson.

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