Netflix e Dawson’s creek e rabbrividisco

Il mio primo bacio ha a che fare con Rocky Balboa.

Avrò avuto sì e no tredici anni.

Il Napoli aveva da poco ingaggiato Zdenek Zeman come allenatore, l’Italia aveva perso la finale degli Europei al fotofinish per un goal di Trezeguet, in tv faceva ancora bim bum bam e da come si comportava il mio pisello, di lì a poco avrei capito un po’ di cose.

Colpa di Dawson’s creek, forse, non lo so. Ventenni che recitano la parte di adolescenti, creando seri complessi di inferiorità a centinaia di migliaia di ragazzini, possono aver velocizzato il personalissimo e sano processo di depravazione che avviene in ciascuno di noi.

No? Può darsi!

Diamine, Dawson aveva un pomo d’adamo che, a confronto, quello di Cyrano è un naso affusolato alla francese.

Sto facendo confusione.

Voglio solo dire che:
a) Dawson era veramente brutto;
b) tutti noi ci sentivamo un po’ menomati rispetto a quei fintitredicenni dai dialoghi hegeliani e le problematiche da uomini di mezza età. Perlomeno, le ragazze, chi più chi meno, sviluppano primaSi dice così, no? E mentre a tredici anni le nostre compagne di classe potevano vantare i primi segni dello sviluppo, noi sembravamo ancora gli gnomi dei Loacker.

Tuttavia, se da un lato Dawson’s creek creava tanti problemi, dall’altro offriva anche tanto materiale, non solo di stampo metacinematografico e cinefili, ma soprattutto per le prime fantasie erotiche.

Loacker che bontà, Loackcer che bontà!

Laggiù qualcosa iniziava a muoversi. Le mutandine, quelle simpatiche mutandine comprate dalla mamma, iniziavano a non reggere più all’affascinante esplosione della natura che, per mostrarsi, non si accontentava di semplici e gaudenti erezioni.

No. Doveva implodere e spiaccicarsi in faccia, intorno agli occhi, sotto al naso, dietro alle orecchie, sulla fronte, sul culo, sulla schiena con migliaia di brufoli di merda.

Quindi, immagina: la tv propina nuovi modelli estetici, la vicina inizia a mostrare le tette e tu… beh… tu sei un cesso con gli occhiali e la macchinetta, praticamente un Renzi ai tempi de La Ruota della Fortuna, quando il body shaming non era stato ancora reso insopportabile da Alessandro Siani.

Comunque, era fine Luglio. Liberi da diari, compiti e insegnanti. Finalmente lo diedi. Un bacio. Fuori al parco, sul muretto. Fu una cosa oscena. Lei era oscena. Io ero osceno. Un’esperienza orribile. Allora capii perché si bacia ad occhi chiusi. Sbavavamo come rottweiler in calore. Uno schifo dappertutto. Che orrore. Però, saliva a parte, saliva dovunque, eccome se saliva.
Gli ormoni sono così: non guardano in faccia a nessuno.
All’improvviso iniziavi a chiederti cosa ci dovessi fare con quel coso duro tra le gambe. E dopo aver imitato quei teneri romanticismi da fidanzatino in stile Piccoli problemi di cuore, correvi a casa, ti chiudevi in bagno e fingevi di aver baciato Joy Potter. Ma anche la nonna di Jen Lindley sarebbe stata molto più appagante di quell’esperienza. 

Daswons’ pip.

Però, non voglio farne solo una cosa pubica.

Un minimo di sentimento c’era, che cazzo.

Cioè, in fin dei conti quel primo bacio significava, per i più sfortunati, anche la prima fidanzatina. E beh, eravamo arrapati, mica bestie.

E come ogni innamorato, il mio fulgido sentimento sbrilluccicava di più al calar del sole, quando il buio accende le stelle e non c’è gnente di più bello che nascondersi in qualche anfratto della notte. Dopo cena, stavamo un po’ sotto casa, nel parco.


Giocavamo a nascondino fino a tardi e tra un salvi tutti e l’altro approfittavamo per ammoccarci. Una sera lei non scese. Non capii perchè. Eppure alla sera, al buio, era più facile sopportarsi, e baciarci ci veniva meglio. Eppure lei non c’era. Poi mi fu spiegato l’arcano mistero: in TV davano Rocky Balbo.
Non so quale. Il primo il secondo, boh, uno qualsiasi. Fu Mario, quello stronzo a mettermi il tarlo. Dietro al muretto, mentre ci nascondevamo:
“ Seeee… quella non è scesa per il suo rochi ”.
“Rochi chi”?
“ Rochi babboa”.

Lo ammetto, ero ignorante. All’epoca a stento sapevo chi fosse Sylvester Stallone.
Alle illazioni di Mario, rimasi in silenzio. Non volevo restare al centro dei suoi sfottò. Però la testa girava, girava, girava. Chi cazzo è sto Rocky? Perché lei lo guardava? Avevo un rivale in amore?
Ero geloso. Geloso di uno che – lo avrei scoperto soltanto in seguito – si diverte a battere a cazzotti un russo che, per intimidirlo, pronuncia improbabilissimi ti spiezzo in due. Avrei voluto dare un pugno a Rocky.

A pensarci, uno se lo sarebbe meritato anche Mario. Avrei dovuto spaccare la faccia ad entrambi. Alla fine, però, il mal di testa venne a me.

Quella sera a nascondino mi beccarono ad ogni turno. Avevo i pensieri altrove. Non dormii la notte. Il giorno seguente andai a bussarla. Feci il geloso. Mi incazzai.
Lei rispose: “Rocky chi”?
Io: “Rochi Babboa”

già pubblicato su https://vecchiositofrancescoamoruso.weebly.com/il-blog-del-gallo/il-mio-primo-bacio-ha-a-che-fare-con-rocky-balboa il
8/9/2014

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