Esboço

Era un pomeriggio come un altro. Le pupille strette nel vuoto, sopra un’emicrania stanca.
Tenni gli occhi a lungo sulle rive del Tago, quel tanto in più che bastò per poter decidere che ce l’avrei fatta. Mi alzai, mi pulii i jeans alla buona e meglio e feci per andare verso la piazza quando un’altra idea, forse più melliflua, certamente meno promettente della precedente, mi spinse a salire verso l’Alfama.

Iniziò a piovere. Alzai il cappuccio. Il cielo all’improvviso grigio venne a coricarsi sui lastroni di Praca do Comercio come fanno alcuni vini andalusi quando accarezzano certe raucedini influenzali inchiodate dietro al naso. Ci misi un po’, però, quando arrivai allo slargo di Sant’Antonio e il vento si fece confidenziale nel sudore dietro la schiena, mi voltai e vidi il porto.

Era lì, sotto ai portici.

La mia vecchia metà dormiva su di un fianco. Le vedevo gli occhi cadere dietro ai capelli sporchi di noia e fame e mi commossi un istante. Uno solo.
Presi coraggio, salii ancora più su, mi addossai a un muro più o meno nascosto perché non dovessi riflettere il mio senso di colpa nel guado uggioso di chissà quale anima curiosa. Presi la glock di servizio dalla tasca interna dell’impermeabile e mirai. Sparai pieno di rimorsi, ma come vidi quel corpo sussultare al colpo, pensai al rivolo di sangue che avrebbe riscaldato l’asfalto freddo di salsedine.

Mi acquietai nella speranza che la pioggia avrebbe ripulito tutto. Pure l’inquietudine.
Misi la pistola di nuovo nella tasca. Risalii il quartiere.
Vuoto, mi venne incontro il tram 28. Ebbi l’idea di buttarmici sotto all’ultimo istante. Pensando a cosa? Bah, al silenzio, che domande. Il silenzio dei freni che avrebbero provato a salvarmi. Il silenzio del conducente per scusarsi con la famiglia. Il silenzio della fossa che a Sintra mi avrebbe accolto peggio di come avrebbe fatto Arturo.

Il caro vecchio Arturo. Teneva solitamente compagnia ai vuoti della libreria, quella poggiata sulla parete di destra. Gli avrei mostrato la pistola, puntandogliela contro per gioco, senza nemmeno sfiorare il grilletto.

Arturo, sì pensare ad Arturo mi trattenne. Ma lo fece anche la bottiglia di ginjinha lasciata a scaldarsi fuori dal frigo.
Ripresi a salire con la foga di chi aveva un unico desiderio ma ne aveva appena soddisfatti altri cento.

Arrivai al Miraduro de Santa Luzia. Accesi una sigaretta, mi calmai.

Dando le spalle al panorama.

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